esposizione delle chitarre Sabionari 1679 e Giustiniani 1684 di Antonio Stradivari e del violino Nicolò Amati ex-Hepton 1665

Antonio Stradivari, il più celebre liutaio della storia, non legò il proprio nome soltanto agli strumenti ad arco, ma si dedicò con pari genialità alla creazione di strumenti a pizzico, giunti a noi in numero purtroppo esiguo. Custodisce pertanto il carattere dell’eccezionalità l’esposizione, da domenica 21 giugno, al Museo del Violino di Cremona, di due delle cinque chitarre stradivariane oggi conosciute: la Sabionari del 1679 e la Giustiniani del 1684. Ad arricchire l’approfondimento dedicato alla musica barocca, anche il violino ex-Hepton 1665 di Nicolò Amati, riportato recentemente in un assetto considerato coerente a quelli adottati nella seconda metà del diciassettesimo secolo.
Tutti questi capolavori appartengono a collezioni private e sono temporaneamente affidati al Museo nell’ambito di friends of Stradivari, dal 2009 comunità diffusa e cosmopolita tra collezionisti, musicisti, studiosi e appassionati di liuteria classica cremonese. Alla base del progetto la volontà di condividere saperi, cultura, creatività. Si tratta di vocazioni che il Museo asseconda in modo naturale attraverso le proprie collezioni pubbliche e private, le ricerche scientifiche condotte in sinergia con l’Università di Pavia e il Politecnico di Milano, e l’attività concertistica ospitata nell’acustica perfetta dell’Auditorium Giovanni Arvedi.
Gli strumenti, infatti, non solo saranno presentati nelle gallerie espositive. Il14, 20 e 21 giugno, l’ex-Hepton e la Giustiniani, insieme al violino Carlo IX di Andrea Amati, appartenente a una collezione privata e da tempo nel percorso museale, saranno protagonisti di momenti musicali nell’ambito del Monteverdi Festival, mentre ricerche e giornate di studi, in autunno, permetteranno di indagarne caratteristiche e segreti.

 

Chitarra Antonio Stradivari Giustiniani 1684

Realizzata da Antonio Stradivari nel 1684, deve il proprio nome alla nobile famiglia veneziana Giustiniani, che la acquista direttamente dal liutaio e ne detiene a lungo la proprietà. È esposta insieme alla custodia originale, anch’essa riconducibile alla celebre bottega del maestro e decorata con lo stemma del nobile casato. Oggi appartiene alla Fondazione Giovanni e Mariella Accornero.
Dal punto di vista stilistico e dimensionale, le chitarre di Stradivari si discostano da strumenti coevi, rispetto ai quali presentano una corda vibrante di considerevole lunghezza e vi si può ritrovare eco della tradizione della chitarra rinascimentale e della vihuela spagnola.

 

Chitarra Antonio Stradivari Sabionari 1679

È la più antica tra le chitarre di Antonio Stradivari oggi conosciute. La sua storia è tracciata con continuità da metà Ottocento ma fonti documentali permettono di ricostruirne le vicende nel secolo precedente, quando Giovanni Sabionari la acquista dai discendenti della famiglia del liutaio. Nella seconda metà degli anni Trenta del Novecento, a Bologna, è comprata dalla famiglia degli attuali proprietari, i fratelli Roberto e Ruggero Domenichini. Il 5 dicembre 1948, nel capoluogo emiliano, in occasione del X Convegno Chitarristico, lo strumento è presentato ad Andrés Segovia, interprete celeberrimo e cultore di musica barocca. Non appena la vede esclama “Originale!” e, quando gli è chiesto di autografarla all’interno della cassa, oltre alla propria firma, scrive una dedica a Stradivari in un misto di italiano e spagnolo: “Due secoli più tarde – Bologna 1948”.